Ok..ci vediamo per un caffè..è uno dei nostri ultimi giorni insieme, anche se fingiamo che non sia così. Sguardi nervosi fra noi. Ancora gli ultimi preparativi per la partenza..per le vacanze e da te.
Assaporo questa particolare miscela. Mi sorprende riservi solo un retrogusto caramellato...la prima sensazione è che sia un normalissimo caffè. "Tornerò da te almeno un w.e. al mese a partire dal prossimo autunno per sbrigare le solite incombenze...la corrispondenza..le udienze...". Questa consapevolezza ci lascia attraversare il distacco più freddamente. Sorrido pensando a quanto somigliamo ad una vecchia coppia a cui non è concesso vivere il momento della separazione con un necessario e catartico dolore, perchè ormai irrimediabilmente intrecciata: lasciarsi "davvero" è impossibile. E' così anche per noi. Io, per dire, porterò il tuo nome sulla mia carta di identità...eppure.
Eppure viviamo insieme da appena due anni. Eppure ci separeranno 600 km. Eppure tu non condizionerai più ogni mio giorno ed io...io smetterò di attraversarti.
Cristo..sei impeccabile anche con questo caldo d'agosto. Avvicino la tazza alle labbra e penso che non sia un caso se ci salutiamo così. Se mi offri questo Kopi Luwak. Chè agli occhi di chi non ti conosce potrebbe apparire l'ennesima dimostrazione della tua superficiale alterigia, o stupido snobbismo. Ed invece io ti vedo solo elegante. La tua è ricercatezza. Anche oggi...sei stravagante,ma con moderazione..
E mi piaci. Mi piaci anche per questo.
Con te sono cresciuta: hai abbattuto il castello di carte in cui credevo di poter vivere, al mio arrivo da te, e mi hai obbligata a cercare di costruire qualcosa di solido..anche se questo significa dover partire dalle fondamenta.
Mi hai affascinata e stregata. Hai moltiplicato le ore dei miei giorni, acuito ogni sensazione. Strappato dalla noia, dalle abitudini. Hai eliminato vecchi schemi mentali, concetti provinciali, confini intellettuali.
Sei ormai la mia casa...come si puo' pensare che ti lasci in un tentativo di tornare alle mie origini?
E a chi mi dice che vado via inseguendo la bellezza..io rispondo che se fosse la bellezza a guidarmi...io resterei da te.
Parto ma tornerò.
Perchè, ricordarti, Milano, che amo te.
Devo essere cascata in una falla spazio-temporale:
oggi, una lunga serie di eventi mi ha catapultata esattamente ad un anno fa...
E sto seriamente pensando di restarci.
sono state giornate furibonde
senza atti d'amore
senza calma di vento
solo passaggi e passaggi
passaggi di tempo
ore infinite come costellazioni e onde
spietate come gli occhi della memoria
altra memoria e non basta ancora...
cose svanite, facce e poi...
il futuro
(F. De Andrè)
ci siamo fermati in un posto che non avremmo mai scelto, in un paesotto qui vicino. tutti gli altri scartati chè non ci piacevano abbastanza. in effetti non ci piaceva abbastanza nemmeno quello. ma come hann potuto chiamare un ristorante "dal vecchio porco"? portavamo a spasso ingombranti pensieri. ed era semplicemente arrivato il momento di metterli a sedere da qualche parte. vada pure il vecchio porco. aspettiamo all'ingresso che si liberi un tavolo per tre. le cameriere si muovono veloci. famiglie, comitive festanti, coppie. c'è pure un papà e il suo bambino. il bambino sembra a suo agio ma è triste, il papà appare impacciato. di fianco, il bancone con le portate pronte per i tavoli. dietro, un'intera famiglia a lavoro. "dev'essere lui". V. indica con un movimento dell capo un uomo che condisce del salmone. o forse un'insalta di polpo. inverosimilmente agile nonostante i duecento chili. il titolare, non il polpo. sorridiamo. un attimo dopo lo intravedo giù in cantina. incredibile, penso, m'è passato davanti e non l'ho nemmeno notato. o forse è trascorso quanche attimo in più di quelli percepiti. quanti attimi si perdano nel nulla. un vero spreco. ci fanno cenno e ci sediamo. il nostro tavolo è di fianco a quello del bambino triste col suo papà impacciato. ordiniamo. la cameriera torna subito indietro "le và bene il radicchio al posto della carota?". consumiamo la cena forse troppo in fretta, respiriamo aria che sà di mare. ci facciamo domande impertinenti e ci ascoltiamo. nessuno incalza l'altro. dribliamo qualche commento che potrebbe svegliare emozioni sopite. non è la serata buona. i pensieri ingombranti dormono già e noi parliamo piano per non destarli. tre amici che sanno quando è il momento e quando no. ed una serata di fine estate a volte non è un buon momento. I tavoli si svuotano e restano i piatti sporchi. tazzine di caffè, bottiglie stappate, briciole di pane. . La cameriera ora è ferma vicino al cancello d'ingresso e si accende una sigaretta. "andiamo a prendere i cornetti con la nutella?"
A volte i sogni
corrispondono esattamente alla realtà....
solo, hanno il volume più alto.

Tra vent'anni ascolterò affascinata giovani voci raccontare di posti che avrò già visitato. E saprò sorprendermi di scoperte e meravigliarmi per informazioni che saranno mie da tempo. Mi appassionerò per sensazioni provate, idee e rivoluzioni vissute. Mi addolorerò per fatica o dolori mille volte più lievi di quelli sopportati in una sola mia giornata. Saprò ascoltare senza inutili interruzioni. Senza il protagonismo dell' "anche io da giovane". Sarò come lei ieri sera: che, rientrate dalla stazione, la valigia ancora sulla porta, ascoltava senza stanchezza fino a notte fonda i miei stupidi racconti di vita.
Come quando, insaziabilmente curiosa, mi chiedeva che cosa avessi imparato, al rientro da scuola. Che sapeva condividere il dolore insuperabile di una festa di compleanno mal riuscita, da adolescente. Che non ha mai ridimensionato il successo di un trenta all'università. Che ha sognato con me e tante volte al mio posto, contro ogni pessimismo. Che ha il sorriso silenzioso di chi sa e non ha mai bisogno di dirlo.
Di chi ha sempre del tempo, perchè profondamente consapevole che amando non se ne perde, ma si vive doppiamente.